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A cura di curated by Seba Kurtis // Andrew Moseley

3-19. 10. 14 SI Fest#23
Galleria di Corso Vendemini
Corso Vendemini 62-64
Savignano sul Rubicone

 

La costa adriatica dell’Italia funge da punto di sbarco per gli immigrati clandestini provenienti dal paese più povero dell’Europa, l’Albania, ad appena 72 chilometri di distanza via mare.

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Si stima che ogni anno le organizzazioni criminali traghettino circa 50.000 immigranti clandestini attraverso questa striscia di mare. Molti di questi immigrati si imbarcano con la speranza di trovare lavoro in Germania o in altri stati membri dell’Unione Europea.

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Le antiche città di Cesena, Rimini, Savignano sul Rubicone fanno da sfondo all’ultimo progetto di Seba Kurtis Four Nights and a Thousand Lives. Il titolo fa riferimento al breve tempo che aveva a disposizione per scattare le immagine e alle storie che ha sentito raccontare durante questo periodo. Le fotografie di questo progetto possiedono bellezza e schiettezza e fanno sorgere il desiderio di conoscere più a fondo la vita del lavoratore immigrato, per capire se si tratti di una vita di tragedia, eroismo, fantasia o condanna.

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I ritratti di Kurtis prendono vita dai ricordi e dalle storie personali e fungono da ritratto collettivo e autoritratto allo stesso tempo. (Andrew Moseley)

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Italy’s Adriatic Coast serves as an entrance point for illegal immigration from Europe’s poorest country Albania. With a distance of only 45 miles between the two countries, crime organisations ferry an estimated 50,000 illegal immigrants across this stretch of sea every year. Many of these migrants are making the journey in the hope of finding work in Germany and other member states of the European Union.

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The ancient towns of Cesena, Rimini  and Savignano sul Rubicone  provide the setting for Seba Kurtis’ latest project Four Nights and a Thousand Lives. The title references the short time he had to shoot the images and the stories he heard in this time. The photographs in this series have a directness and beauty to them, and together bring a desire to understand the life of the migrant worker, to investigate whether it is one of tragedy, heroism, fantasy or fated.

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Kurtis’ portraits deal with memories and personal history – acting as a collective portrait and a self-portrait of him.  (Andrew Moseley)

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